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Quanto sei bella Roma

Il 3 febbraio del 1871 veniva firmata la legge che deliberava formalmente il trasferimento della capitale d’Italia da Firenze a Roma. Erano passati dieci anni dalla proclamazione dell’Unità nazionale e la Città Eterna, da pochi mesi strappata allo Stato Pontificio, poteva tornare a svolgere il ruolo guida che già nei secoli passati si era assegnata. Per questa ricorrenza abbiamo selezionato un campione di canzoni dedicate a Roma, alle sue bellezze e ai suoi tipi caratteristici, interpretate per lo più in romanesco da artisti romani ma appartenenti anzitutto alla storia italiana. Si comincia con due voci e volti che hanno espresso l’essenza della città soprattutto nel cinema e nel teatro: Anna Magnani, per i romani “Nannarella”, canta un tipico stornello (Canta se la vuoi cantar) nel film Abbasso la ricchezza (1946); Gigi Proietti implora Nun je da’ retta Roma interpretando Mario Cavaradossi nella trasposizione cinematografica de La Tosca (1973), il più famoso dramma e melodramma di ambientazione romana. Poi è la volta dei cantautori: la “scuola romana” ne ha prodotti molti, ma quelli che con più costanza hanno omaggiato la loro città sono Venditti (Roma capoccia, Grazie Roma – più volte intonate sugli spalti del Circo Massimo e dello Stadio Olimpico) e Barbarossa (Roma spogliata, Roma è de tutti).
Li tallona un altro mito della Roma canora come Renato Zero (Roma) e un esponente della nuova guardia come Mannarino (Roma), che ha recuperato il dialetto con piglio controcorrente. Quindi, i classici d’altri tempi come Nannì, dalla voce irriverente di Petrolini; Chitarra romana, nella versione originale di Carlo Buti; Vecchia Roma e Casa mia (casetta de Trastevere) dall’ottavo “re di Roma” – Claudio Villa - nato proprio nello storico quartiere oltre il fiume; Arrivederci Roma, uno standard internazionale nella versione d.o.c. di Rascel. Dalla commedia musicale Rugantino proviene la celeberrima Roma nun fa’ la stupida stasera (del romano Trovajoli), mentre fu un popolare sceneggiato televisivo (Il segno del comando) a rilanciare Cento campane, scritta vent’anni prima dall’attore Fiorenzo Fiorentini e in seguito identificata con un altro interprete d.o.c. come Lando Fiorini. La Roma delle borgate e delle fraschette è rappresentata dai Vianella (Semo gente de borgata) e Gabriella Ferri (La società dei magnaccioni), mentre un pensiero va anche alle carcerate detenute a Regina Coeli, nell’unica canzone – Le mantellate - scritta da autori non romani (Giorgio Strehler e Fiorenzo Carpi) per un’interprete milanese (Ornella Vanoni), ma entrata stabilmente nel repertorio di ogni artista che si richiami alla tradizione locale. 
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