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Alberto Sordi

La simpatia, l’ironia, la versatilità e soprattutto la capacità di rappresentare al meglio vizi e virtù del carattere nazionale hanno fatto di Alberto Sordi l’icona per eccellenza dell’Italiano medio. Attore, ma altresì regista, showman, doppiatore e voce radiofonica, Sordi fu anche autore di canzoni e cantante. Dotato di un timbro da basso che seppe sfruttare in modo intelligente e sarcastico, ha lasciato numerose incisioni, alcune delle quali associate ai suoi film, ma la maggior parte legate agli esordi nel mondo dello spettacolo. Figlio di Pietro, basso tuba al Teatro dell’Opera, da bambino fece parte del coro delle voci bianche della Cappella Sistina (diretto dal sommo compositore Lorenzo Perosi). A 17 anni vinse un concorso come doppiatore di Oliver Hardy (Ollio) e con quel birignao cantò Guardo gli asini (che volano nel ciel), sull’aria di A Zonzo. Negli anni Cinquanta incise vari 45 giri in bilico fra avanspettacolo e nuovo cabaret, tra cui Nonnetta (dal film Mamma mia che impressione, di cui fu anche produttore, soggettista e sceneggiatore insieme a Cesare Zavattini) e Il bimbo (che non conobbe infanzia), brani “proto-demenziali” che stravolgono il clichè strappalacrime dell’epoca: iniziano con abbondanza di archi e cori, per sbeffeggiare il sentimentalismo d’appendice a ritmo di mambo, rumba e rock’n’roll. Uno dei vezzi presi di mira dal Sordi cantante era quello delle voci “impostate alla nordica”, assai radicato al tempo in cui il cuore produttivo della RAI si divideva tra Torino e Milano: le consonanti doppie sono dimezzate (noneta, dona, fanciula), “emozion, apparizion” diventano “emosion, aparision”… Per il centenario della nascita (15 giugno 1920) abbiamo selezionato brani della prima ora e altri di grande successo (Ma ‘ndo Hawaii, con Monica Vitti), Caroselli e arie liriche, preceduti dal samba di Piero Piccioni che fu (anche) la sigla del fortunato programma televisivo Storia di un italiano.

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