Neo televisione, nuova ossessione

Neo televisione, nuova ossessione

Già a partire dai tardi anni Settanta l’attenzione dei cantautori tradizionalmente impegnati su temi civili se non apertamente politici, si rivolge con sempre maggiore frequenza verso argomenti che interessano la sfera privata. Negli anni Ottanta poi, complice un deciso cambio di rotta nelle abitudini degli italiani (incremento dei consumi, assimilazione di mode straniere, maggiori libertà di movimento), si parlerà di “riflusso” per indicare una condizione generazionale che privilegiava l’individuo a spese del gruppo e uno stile vita edonistico in cui trionfavano il look, l’effimero, la discoteca. Al centro di questa rivoluzione c’è la televisione commerciale, che prende vita proprio in quel decennio – grazie alla fine del monopolio pubblico - ed entra prepotentemente nelle vite degli italiani. L’impatto di questa mutazione antropologica non poteva lasciare indifferenti i cantautori più sensibili ai temi sociali i quali, dopo aver cantato gioie e dolori del collettivismo, capiscono che bisogna fare i conti con la “società dello spettacolo”. La playlist mette insieme canzoni incise durante il decennio edonista o poco dopo, centrate su quella che venne chiamata “neo televisione”, per distinguerla dalla “paleo-televisione”, quella di mamma RAI, che non ce n’era un’altra… Il tono è spesso parodistico, a volte sconsolato, altre accusatorio. Nel riascoltarle, facciamo un tuffo nel nostro recente passato ritrovando persino nomi e programmi che, nel bene o nel male, hanno scritto una pagina di storia nazionale.

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